Disabili Paolo VI, non ci sono finanziamenti

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Penne. Nessuna soluzione in vista dopo il vertice in Regione: 38 giovani restano senza riabilitazione

 
 
PENNE. Per i servizi di riabilitazione ai trentotto disabili della Paolo VI di Penne non c’è alcuna copertura finanziaria. Lunedì scorso, dopo un vertice tenuto in Regione Abruzzo, l’ex sindaco di Penne, Rocco D’Alfonso, in qualità di portavoce della presidenza regionale, aveva sottolineato come fossero state individuate soluzioni, sia dal punto di vista amministrativo sia, soprattutto, da quello finanziario. In realtà, la questione è tutt’altro che lineare.
Al momento, infatti, non vi è ancora alcun fondo disponibile per assicurare il servizio del centro diurno, necessario ai 38 giovani disabili della Paolo VI che, a causa del diverso setting per loro studiato, non sono ritenuti più utenti sanitari. Tant’è che il caso è divenuto di natura sociale e non sono per ora disponibili soluzioni alternative per la copertura del servizio.
«La questione riguarda le risorse delle politiche sociali e non la sanità. Vanno trovate a tal fine risorse integrative per gli ambiti sociali sulla cui cosa sto lavorando e mi sto spendendo», ha precisato ieri pomeriggio l’assessore alla Sanità regionale, Silvio Paolucci
Alla riunione convocata in Regione erano presenti lo stesso Paolucci con Angelo Muraglia, giá direttore del dipartimento Salute della Regione Abruzzo; Valterio Fortunato, direttore sanitario della Asl di Pescara; Rocco D’Alfonso, dell’ufficio di presidenza della Regione; l’assessore al Sociale di Penne, Lorenza Di Vincenzo; il presidente del Consiglio comunale pennese, Antonio Baldacchini, e il direttore della Paolo VI, don Marco Pagniello. Tra una ventina di giorni, ci sarà un nuovo incontro e se ne saprà di più. Di certo, i tempi non saranno brevi e per i ragazzi disabili ci saranno giornate meno impegnate e quindi più complicate per le famiglie. Nel caso la Regione riuscisse a trovare un finanziamento per il servizio, la risorsa dovrà essere assegnata all’Ambito sociale vestino che poi, a sua volta, dovrà destinarlo per la copertura ad hoc del servizio di semiresidenzialità per i ragazzi della Paolo VI. 
Secondo la rappresentante delle famiglie dei 38 utenti della Paolo VI, Alessia Cacciatore, la tempistica è inaccettabile e lascia tanta amarezza. «Considerati i problemi che vivono questi ragazzi e le loro famiglie ci aspettavamo una maggiore velocità. Sono amareggiata. Di sicuro, non ci fermeremo nel tutelare i bisogni di questi ragazzi “speciali”», prosegue la Cacciatore. Il centro diurno costa 25 euro al giorno, più 150 euro di trasporto mensile (per i residenti di Penne). Parliamo di una cifra di circa 6/700 euro al mese. Davvero troppo alta per i comuni mortali. (f.b.)
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Fondazione Paolo VI. Lettera di una mamma delusa

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Fondazione Paolo VI. Lettera di una mamma delusa

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Riceviamo e pubblichiamo

Sono la mamma di uno dei ragazzi speciali di cui purtroppo sì parla spesso ultimamente e purtroppo se ne parla non per solidarietà ma la contrario per le ingiustizie che stanno subendo purtroppo a causa dell’indifferenza di chi ha il dovere dì proteggerli.
Mi faccio portavoce di tutte le mamme, che giustamente aspettano delle risposte dai signori della Regione, dai Comuni, dalla fondazione e non da meno dal Vescovado, che già oltretutto ha ricevuto le nostre lettere inviate anche al Santo Padre, ma ahimè senza risposta.
Vorremmo capire perché la Chiesa è totalmente assente davanti a questa ingiustizia, mentre invece dovrebbe essere la prima a proteggere i suoi figli più deboli.
Vorremmo capire perché anche voi signori politici siete così silenziosi, perché non avete il coraggio di affrontarci e darci delle risposte concrete? Perché tutti rifiutano un facci a faccia nelle nostre manifestazioni? Perché? Perché?
Tanti perché ma purtroppo tutti senza risposta.
Silenzio, solo tanto silenzio, intorno a questa ingiustizia subita da questi ragazzi, già provati da un destino che li ha resi speciali ma con le difficoltà che solo noi familiari conosciamo, si è concluso il tutto nell’indifferenza e nel silenzio più totale, davanti al loro diritto di continuare a sentirsi vivi, partecipi di una quotidianità adatta alle loro esigenze speciali, appunto, e nel caso dei bambini in età evolutiva viene negata l’opportunità di raggiungere quel poco di autonomia che altrimenti non raggiungerebbero mai.
Ecco signori l’importanza del semi residenziale, é proprio questo, che oltretutto lo distingue dal semplice ambulatoriale. Molte volte ci siamo sentiti accusati di voler usufruire della Fondazione perché vogliamo liberarci dei nostri figli e che la Fondazione per noi è solo un parcheggio, mi dispiace ma non è così… certo non mi vengono a dire che che in quelle ore siamo più rilassati, alcuni lavorano, ci dedichiamo un po’ a noi stessi e soprattutto a anche agli altri figli che inevitabilmente soffrono e si sentono messi da parte, che male c’è ad avere un po’ di sollievo, perché quando nasce un bambino disabile tutta la famiglia diventa disabile e spesso lasciata sola come sta accadendo oggi a Penne.
Ed è per questo signori politici, rappresentanti della Chiesa, comuni, regione ecc che noi tutti siamo coinvolti in questa questa vicenda incresciosa, chiediamo risposte concrete, fatti, sentire che ci siete che proteggete e capite le esigenze di queste meravigliose creature, che sicuramente non meritano di essere abbandonate in questo modo.
Non parlate inutilmente di integrazione, umanità e accoglienza quando poi i fatti dimostrano il contrario, ma riflettete su queste tre definizioni. Dimostrate che ci siete e che vi impegnerete a dare voce ai nostri ragazzi e che ancora possiamo credere in qualcosa di buono, che possiamo credere in voi.

Grazie per la vostra attenzione, una mamma delusa!

In cento sfilano per i diritti dei disabili

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Le famiglie dei 38 ospiti del centro diurno della Fondazione Paolo VI chiedono che i servizi rimangano gratuiti

 
 
PENNE. Da piazza Duomo a piazza Luca da Penne in difesa dei 38 disabili che dal primo febbraio non ricevono più il servizio di semiresidenzialità nella struttura della Fondazione Paolo VI di Penne.
Ieri alle 15 si sono ritrovate un centinaio di persone per rispondere all’appello lanciato dall’associazione “Abbattiamo le barriere onlus” e dalle famiglie dei ragazzi meno fortunati. Cambiando il setting sanitario regionale, non è più previsto e garantito il servizio di semiresidenzialità a 38 ragazzi, più o meno adulti, che da sempre frequentano il centro diurno della Paolo VI.
La Regione Abruzzo si sta adoperando nella più rapida emanazione di un provvedimento ad hoc che autorizzi il servizio sociale per i ragazzi, ma tutto questo non basta perché il problema è anche di natura economica.
Il centro diurno costa 25 euro al giorno più 150 euro di trasporto mensile (per i residenti di Penne). Molte delle famiglie dei ragazzi disabili che frequentano il centro diurno della fondazione non possono permettersi di contribuire in maniera sostanziale a coprire le spese. 
«Per molte famiglie la compartecipazione è impossibile. Parliamo di una cifra di circa 6/700 euro al mese, davvero troppo. Chiediamo che la Regione o chi per loro ci dia una mano e trovi i fondi per far tornare il servizio completamente gratuito», ha sottolineato Alessia Cacciatore, rappresentante delle famiglie dei disabili. Al corteo di protesta è intervenuta anche una delegazione dell’amministrazione comunale pennese: il sindaco Mario Semproni, l’assessore al bilancio Gilberto Petrucci e l’assessore al sociale Lorenza Di Vincenzo. «Ci stiamo occupando a livello d’ambito di trovare la soluzione migliore e nel trovare strutture idonee», ha l’assessore Di Vincenzo. 
Una volta raggiunta piazza Luca da Penne, il serpentone di protesta si è stretto simbolicamente in cerchio intorno ai propri ragazzi “speciali”. Alessandra Pasquariello, mamma di uno dei 38 ragazzi con disabilità che per godere del servizio di semiresidenzialità si è dovuto spostare a Pescara, ha esternato il suo disagio e la sua amarezza leggendo una lettera.
«Mi faccio portavoce di tutte le mamme, soprattutto di quelle dei più piccoli. Aspettiamo risposte dalla Regione, dai Comuni, dalla Fondazione e dalla Chiesa. Vogliamo capire perché queste istituzioni sono sempre assenti, quando invece dovrebbero essere pronte a proteggere i figli più deboli. Vorremmo capire perché i politici non hanno il coraggio di affrontarci e darci delle risposte concrete. C’è sempre tanto silenzio e tanta ingiustizia subita da questi ragazzi, già provati da un destino che li ha resi speciali», ha detto la signora Pasquariello.
Per i 38 ragazzi disabili che frequentano il centro diurno della Paolo VI rimanere a casa non vuol dire soltanto gravare per più ore al giorno sulla propria famiglia, ma soprattutto perdere la possibilità di sentirsi importanti, di praticare quelle attività stimolanti ricreative che da sempre hanno significato tanto per loro. 
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Disabili senza cure, domani la protesta

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Penne. Nuova giornata di mobilitazione in piazza Duomo per aiutare 38 giovani e le loro famiglie

 
 
PENNE. Nessuna soluzione per i 38 giovani disabili lasciati senza assistenza. Domani, alle 15, andrà in scena una nuova manifestazione di protesta promossa da Abbattiamo le barriere onlus. Ad annunciarlo sono Gabriele Frisa Alessandro Olivieri, del sodalizio che ha deciso di scendere al fianco di utenti e famiglie costretti a dover rinunciare alle cure riabilitative nelle strutture della Fondazione Paolo VI, a Penne, che da ieri non può più assicurare il servizio semi-residenziale.
I tavoli istituzionali tra Fondazione Paolo VI, Regione Abruzzo, Comuni vestini e in particolare quello di Penne, dopo la manifestazione di sabato 18 novembre, non hanno portato a nessuna soluzione.
«Per denunciare quanto sta accadendo, e per una immediata soluzione della vicenda», scrivono Frisa e Olvieri, «torniamo a manifestare domani in piazza Duomo, davanti all’ingresso della Fondazione Paolo VI». L’associazione invita la cittadinanza a partecipare. «La solidarietà è la nostra ricetta. Non lasciamo soli i disabili e le loro famiglie in una situazione dove per le prestazioni a malati gravi e disabili le strutture pubbliche non sono più capaci di dare una risposta, perché grande, e spesso inappropriato, è stato il ricorso al privato sociale. Non si può ridurre l’assistenza e azzerare completamente la riabilitazione, dentro una crisi terribile. È criminoso», chiosano i portavoce di Abbassiamo le barriere onlus, «gravare ulteriormente sulle famiglie». Frisa e Olivieri ribadiscono quanto già sottolineato a novembre e ripetutamente chiesto nei vari incontri: «La Regione trovi le risorse per tamponare la situazione e programmi interventi affinché l’Abruzzo si doti di centri riabilitativi pubblici, che siano un presidio vivo sui territori e garantiscano quanto la nostra Costituzione e tutte le convenzioni Onu sui diritti umani e sociali prevedono».
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TERAPIE NEGATE DA DOMANI A 38 DISABILI

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Terapie negate da domani a 38 disabili  

Penne. Il direttore del Paolo VI, don Marco Pagniello, informa le famiglie: non siamo autorizzati a erogare prestazioni

 
 
PENNE. Nessuna soluzione per i giovani disabili che usufruiscono del servizio di semi residenzialità nel centro Paolo VI di Penne. Anzi. Dal 1° febbraio, come è stato già detto ai parenti dei ragazzi dal direttore generale della fondazione, don Marco Pagniello, il servizio sarà sospeso. «Gli attuali accreditamenti dell’ente con la Regione Abruzzo non prevedono l’autorizzazione all’esercizio di attività esclusivamente di natura sociale», scrive don Marco. «Occorrerebbe che le istituzioni, con un provvedimento ad hoc, né consentissero la fattibilità. A oggi, nonostante le ripetute richieste formulate al governo regionale, unitamente all’amministrazione comunale di Penne, la fondazione non ha ricevuto nessun provvedimento autorizzativo che la ponga nella condizione di erogare il servizio», precisa il direttore della fondazione agli utenti. Le famiglie dei ragazzi che usufruiscono del servizio di semi internato alla Paolo VI, uniti all’associazione Abbattiamo le barriere, hanno quindi deciso di scendere nuovamente in piazza e manifestare contro la difficile situazione che si è venuta a generare. Il prossimo 3 febbraio, la protesta si terrà in piazza Duomo, proprio dinanzi alla sede della Paolo VI. «Trentotto ragazzi saranno lasciati a casa, abbandonati a se stessi. Ho sposato questa causa con un amore immenso. È una questione di umanità, di principio, d’amore», il commento di Alessia Cacciatore, sorella di un utente della Paolo VI, in prima linea nel difendere i diritti dei ragazzi meno fortunati. I tavoli di lavoro – tra Regione Abruzzo, Fondazione, Comune di Penne e associazione Abbattiamo le barriere – per tentare di risolvere la situazione, al momento, non hanno prodotto risultati. Il problema non sembra essere di natura sociale ma sanitario. Il tavolo di monitoraggio ha infatti stabilito che la riabilitazione per gli adulti è impropria, poiché limita la possibilità per i bambini e i più giovani di usufruire di questo servizio. La logica è che ad effettuare il servizio di semi internato siano esclusivamente coloro che hanno prospettive di migliorare la propria condizione. Per numerosi giovani, adulti o meno adulti che siano, però, fermare le attività riabilitative significherebbe peggiorare la propria condizione di vita e complicare le giornate delle famiglie. Tra gli utenti che si vedranno sospeso il servizio ci sono persone con situazioni familiari davvero complicate, con genitori anziani o che vivono nei paesi dell'entroterra vestino e avrebbero grandissime difficoltà a raggiungere Pescara. «Si fanno tanti sprechi ed è davvero ora che si faccia qualcosa per le persone meno fortunate», attacca Gabriele Frisa, socio fondatore dell’associazione Abbattiamo le barriere onlus Penne. «La frustrazione tra i parenti dei ragazzi diversamente abili è davvero tanta perché li vedono privati di un servizio fondamentale per la qualità della vita. Molti di loro non fanno più miglioramenti, nonostante tutte le terapie, ma senza quel servizio la loro vita peggiorerebbe in maniera drammatica».
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fonte il centro mercoledì 31 gennaio
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